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Incisione e fotopolimero

In attesa che venga inaugurato il nostro laboratorio di stampa artigianale, abbiamo deciso di darvi un breve assaggio di quella che sarà la realtà di Cultína, dedicando il primo articolo del blog a un approfondimento sul mondo dell’incisione e delle sue numerose tecniche, con un focus sulla più recente e intrigante tecnica della fotoincisione tramite polimero.

 

Cosa si intende per incisione? 

 L’incisione, una tra le più antiche tecniche di stampa d’arte, consente di ottenere più copie di una stessa immagine a partire da un’unica matrice. Per  matrice si intende una lastra – che può essere di svariati materiali – sulla quale viene per l’appunto incisa l’immagine da riprodurre, che viene successivamente inchiostrata e impressa – manualmente o tramite un torchio – sul supporto di stampa desiderato.

 La tradizione vuole che la matrice sia una lastra di metallo, solitamente di acciaio, rame o zinco – in questo caso si parla di calcografia o una tavoletta di legno – in questo caso si parla di xilografia ma negli anni si sono aggiunti altri materiali, spesso meno costosi e più facilmente reperibili, come il linoleum, i polimeri e addirittura il cartone. 

 

Le modalità

 Le modalità di incisione sono principalmente due: l’incisione a rilievo e l’incisione in cavo, che a sua volta può essere diretta o indiretta

L’incisione a rilievo lavora in negativo rispetto all’immagine che si vuole stampare: si asportano le parti della matrice, che non si vogliono ottenere, lasciando in rilievo le parti che verranno invece stampate e che formeranno l’immagine una volta inchiostrate e impresse sul supporto. Questo metodo è tipico della xilografia – matrice in legno – e della linoleografia – matrice in linoleum – e consiste nello scavare la matrice attraverso degli scalpelli particolari – le sgorbie – inchiostrando con un tampone o con un rullo le parti rimaste in rilievo e premendo la matrice contro il supporto scelto per la stampa, esercitando infine, attraverso il torchio – lo strumento utilizzato per la stampa calcografica – una pressione verticale.

 L’incisione in cavo, invece, lavora in positivo: ciò significa che le parti della matrice che verranno scavate saranno quelle che tratterranno l’inchiostro e che lo rilasceranno sul supporto di stampa scelto, grazie alla pressione esercitata dal torchio. Parliamo di tecnica diretta quando l’immagine viene incisa direttamente sulla matrice con l’ausilio di appositi utensili; mentre parliamo di tecnica indiretta quando l’immagine viene incisa indirettamente sulla matrice tramite degli agenti chimici, nello specifico degli acidi che agiscono per corrosione – controllata – della lastra nelle parti non protette che la incidono. 

Esempi di incisione diretta sono l’incisione a bulino, la puntasecca, il punzone e la maniera nera. Tra loro differiscono essenzialmente per la tipologia di matrice e per il tipo di strumento utilizzato per inciderla e danno vita, a seconda della tecnica scelta, a una stampa dai tratti definiti e nitidi o a una stampa dai toni più vellutati. 

 Esempi di incisione indiretta sono invece l’acquaforte, l’acquatinta e la vernice molle, tutti metodi che danno vita a stampe dai toni pastosi e sfumati e agiscono secondo il seguente procedimento: la lastra metallica viene ricoperta da un sottile strato di vernice protettiva, che l’incisore asporterà con uno strumento appuntito solamente nelle parti che si vogliono incidere, corrispondenti all’immagine che si vuole ottenere, lasciandole in questo modo scoperte. La lastra viene poi immersa in una soluzione chimica composta da un acido diluito, con il fine di corrodere il metallo della lastra nei punti in cui è stata asportata la vernice. L’operazione si può ripetere diverse volte, avendo cura di coprire con la vernice le parti che si ritengono completate, in modo da ottenere dei solchi più o meno profondi e quindi dei tratti più o meno scuri in fase di stampa.

Due parole vanno spese anche per la magica litografia, la più affascinante – per noi ovviamente – tra le tante tecniche di stampa tradizionali. Si tratta tuttavia di un procedimento complesso da realizzare, a causa della rara disponibilità del torchio litografico: composto da una pietra calcarea piana, estratta in baviera. La litografia si basa su un principio chimico molto semplice: acqua e grasso si respingono. La pietra, utilizzata come matrice, è composta dal carbonato di calcio: un elemento in grado di assorbire l’acqua con estrema facilità e che per questo permette di intervenire sulla stessa attraverso delle matite grasse o resinose che, in un secondo momento, vengono lavate via con un particolare composto formato da talco, acido acetico e gomma arabica. Successivamente la pietra viene inchiostrata con un rullo. A questo punto la reazione chimica generata da questi elementi fa sì che l’inchiostro trattenga l’acqua e che il disegno realizzato, a mano libera, sulla pietra mantenga vivo invece l’inchiostro, delineandosi sulla superficie della pietra. Infine tramite la pressione di un foglio di carta sulla lastra si otterrà la stampa litografica ossia il trasferimento del disegno dalla pietra al foglio stesso.

Fotopolimero

La tecnica incisoria può essere utilizzata anche per ottenere delle riproduzioni fotografiche di ottima qualità. Il fotopolimero è un materiale plastico, composto da nylon, idrosolubile e sensibile ai raggi ultravioletti, che viene utilizzato spesso come matrice per ottenere delle stampe fotografiche dall’altissima definizione, in tirature molto alte, in perfetta risoluzione, completamente ecosostenibili e atossiche. 

Per realizzare una stampa tramite la tecnica del fotopolimero è necessario lavorare su un foglio di acetato o su un lucido su cui verrà stampata l’immagine desiderata, che dovrà essere preparata in negativo, con un colore nero opaco, coprente e sensibile ai raggi ultravioletti. 

In seguito si dovrà trasferire l’immagine sulla matrice disponendo l’acetato sulla lastra polimerica e esponendola per qualche minuto ai raggi ultravioletti del bromografo. Il bromografo, lo strumento che permette la duplicazione a contatto dei negativi per la serigrafia, per la fotoincisione in fotografia, per la stampa offset e per l’elettronica, è una scatola chiusa nella quale sono alloggiate in sequenza diverse lampade separate dal negativo tramite un vetro. (Al momento siamo alle prese con l’autocostruzione di questa scatola magica tramite delle semplici luci a led e una struttura in legno riciclato)!!

Lo sviluppo si realizza in una vasca di plastica con una soluzione di soda caustica e acqua preferibilmente demineralizzata. Si tratta di una fase molto delicata perché la matrice, una volta immersa in questa soluzione, si sviluppa velocemente consentendo lo scioglimento di tutte le parti in negativo dell’immagine. La lastra andrà successivamente lavata con acqua e sapone e la si farà asciugare al buio. Infine si eliminerà la vernice fotosensibile con dell’alcool a 90° e si procederà con la stampa. 

 

Speriamo che questa carrellata di tecniche incisorie non vi abbia spaventati e che abbia contribuito, invece, ad aumentare la vostra curiosità per il mondo della stampa artigianale. Nel laboratorio di Cultína verranno sperimentate esclusivamente le tecniche a-tossiche, non chimiche e dirette come quella del fotopolimero che potrete sperimentare nel corso NoClick a cura di Marco Ciampelli e Alberto Marci o nel corso base di incisione che partirà questo autunno!! 

  

incisione fotopolimero